I dieci lavori più a rischio nel 2026

ChatGPT, Gemini e Claude hanno indicato i lavori che l'AI sostituirà. In una PMI nessuno fa solo quei compiti: la lista dice quali attività ripetitive automatizzare.

Tullio LuongoCEO e co-founder di Plico

I dieci lavori più a rischio nel 2026

Punto Informatico ha posto a ChatGPT, Gemini, Claude e Perplexity la stessa domanda: quali dieci lavori l’intelligenza artificiale potrebbe sostituire per primi nei prossimi anni. Le quattro liste non coincidono, ma su cinque mestieri l’accordo è ampio. La cornice è quella del Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum: 92 milioni di posti che entro il 2030 potrebbero sparire nel mondo, a fronte di 170 milioni che nascerebbero. Articoli di questo tipo vengono letti come un elenco di professioni destinate a sparire. Chi dirige una piccola impresa ha interesse a leggerli in un altro modo.

Su cosa concordano i quattro chatbot

Un solo ruolo compare in tutte e quattro le classifiche: l’addetto al servizio clienti di primo livello. Tre assistenti su quattro indicano poi gli addetti all’inserimento dati, gli impiegati della contabilità e delle paghe, gli assistenti legali e i paralegali. Sempre tre su quattro citano il redattore di contenuti di base, con una precisazione: il rischio riguarda chi produce testi standard su richiesta, non chi scrive un romanzo o conduce un’inchiesta.

Sul resto della lista le opinioni si dividono. Telemarketing e sviluppatori junior compaiono in due liste, traduttori e interpreti in altre due; grafici, analisti di base, annunciatori radiofonici e archivisti in una sola.

Il tratto comune ai cinque mestieri è evidente. Documenti strutturati, ricerche in archivio, procedure che si ripetono uguali, informazioni copiate da un formato a un altro. Lavoro che una macchina svolge a una velocità e a un costo che nessuna persona può eguagliare.

Quanto vale una classifica fatta dai chatbot

Vale poco più di un’opinione, e conviene tenerlo presente prima di trarne conclusioni. A maggio tre economisti, Michelle Yin e Hoa Vu della Northwestern University e Claudia Persico della American University, hanno pubblicato per il National Bureau of Economic Research un working paper che mette alla prova proprio questo metodo: chiedere ai modelli di stimare quanto una professione sia esposta all’automazione. Sottoposti agli stessi compiti, ChatGPT, Gemini e Claude hanno dato risposte discordanti, e in modo marcato. La quota di compiti giudicati direttamente esposti va dal 14% al 51% a seconda del modello interrogato. Gemini e Claude sono i due più distanti; ChatGPT e Gemini, i più vicini, divergono comunque su circa un quarto dei casi.

Le conclusioni riguardano chi decide politiche del lavoro e piani formativi sulla base di queste stime: sono meno solide di quanto sembrino, anche perché una parte dei numeri in circolazione è prodotta dall’intelligenza artificiale stessa. Lo studio è un working paper, ancora senza revisione tra pari.

La graduatoria di Punto Informatico va letta di conseguenza. Dove i quattro concordano, l’indicazione ha un peso. Dove divergono, non se ne può ricavare nulla.

Nelle piccole imprese quei mestieri non esistono come mansioni

La classifica ragiona per ruoli, ed è questo il suo limite quando la legge chi guida una PMI. L’addetto al servizio clienti, l’addetto all’inserimento dati e l’impiegato paghe sono figure reali in un’azienda da cinquecento dipendenti. In un’impresa italiana da otto, quindici o quaranta persone quelle voci non corrispondono a mansioni: sono compiti che una stessa persona svolge insieme a molti altri.

La persona che al mattino risponde ai clienti su WhatsApp, nel pomeriggio inserisce gli ordini nel gestionale e a fine mese prepara le presenze per il consulente del lavoro. Nella sua azienda nessuno svolge uno solo di quei compiti, quindi nessuno può essere sostituito da un sistema che ne automatizza uno.

Letta così, la classifica cambia natura e diventa una mappa delle attività che assorbono ore senza produrre nulla di distintivo: la stessa domanda a cui si risponde per la ventesima volta, il documento di trasporto ricopiato nel gestionale, la fattura del 2024 cercata per mezz’ora perché la chiede il commercialista, la stessa email riscritta in tre varianti. Ore pagate a persone qualificate per un lavoro di pura trascrizione.

Il denominatore comune è il passaggio tra sistemi

I cinque mestieri su cui i chatbot convergono condividono un tratto che va oltre la ripetitività: tutti si svolgono tra due o più sistemi.

Il servizio clienti riceve una domanda da un canale (telefono, posta o WhatsApp) e va a cercare la risposta altrove, nel gestionale, nel listino, nel tracciamento della spedizione. L’inserimento dati consiste, per definizione, nel copiare informazioni da un archivio all’altro. La contabilità di base riconcilia estratti conto e fatture. Il paralegale consulta archivi e compila modelli. Il redattore di base riceve le indicazioni e consegna un testo nel formato richiesto.

Per questo nessuno di quei compiti si risolve dando a un dipendente un abbonamento a ChatGPT. Da solo, l’assistente non ha accesso al gestionale, alla casella di posta, al calendario. Il valore sta nel collegamento: un sistema che riceve il messaggio del cliente, interroga il gestionale, propone la risposta e la archivia al posto giusto. Questa attività si chiama orchestrazione, ed è un lavoro diverso dall’uso di uno strumento di intelligenza artificiale. Abbiamo descritto casi di questo tipo, con le ore recuperate, nell’articolo sui casi d’uso con ritorno rapido.

Cosa cambia quando il primo livello viene automatizzato

Nei progetti che seguiamo osserviamo sempre la stessa dinamica. Quando il primo livello di risposta ai clienti viene automatizzato, la persona che lo gestiva resta al suo posto e passa al secondo livello, quello in cui bisogna capire, negoziare, decidere. Il servizio migliora su due fronti: le domande semplici ricevono risposta in pochi minuti a qualsiasi ora, quelle complicate ricevono più attenzione di prima.

Lo stesso vale per l’inserimento dati. Il pericolo per un’impresa non è che l’intelligenza artificiale sostituisca l’impiegata amministrativa. È che l’impiegata continui a inserire dati a mano mentre il concorrente ha smesso, e che quelle ore, sommate su un anno, segnino la distanza tra chi cresce e chi resta fermo. Su come si misura quella distanza in ore e in euro abbiamo scritto una guida a parte: le metriche del ritorno dell’AI.

Come usare la lista se guidi un’azienda

La domanda «chi rischia il posto» va sostituita con tre domande più circoscritte.

Quali di queste attività esistono in azienda e quante ore alla settimana assorbono nel complesso. Da quali sistemi passano: un’attività che tocca WhatsApp, il gestionale e la posta è la candidata naturale all’orchestrazione. E cosa farebbero le persone con il tempo recuperato: se la risposta è «seguire meglio i clienti» o «chiudere i preventivi che oggi restano in attesa», la convenienza è evidente.

Chiedersi quali lavori scompariranno è compito di chi fa previsioni macroeconomiche. Chiedersi quali passaggi da un sistema all’altro si possono smettere di fare a mano è compito di chi dirige un’impresa, e la risposta arriva entro qualche settimana: il metodo è quello del pilota unico di trenta giorni.

Se vuoi fare questa misurazione nella tua azienda, puoi prenotare una call: mezz’ora per vedere insieme da quali sistemi passano oggi i dati e stimare quante ore si possono recuperare. Se preferisci un primo riscontro senza parlare con nessuno, l’analisi AI gratuita fornisce in pochi minuti una prima lettura dei tuoi processi.

Domande frequenti

I chatbot hanno ragione sui lavori a rischio?

In parte. Concordano sui compiti ripetitivi legati a documenti e procedure, ma su molto altro divergono, e lo studio di Yin, Vu e Persico mostra che le loro stime cambiano da un modello all’altro. Vanno lette come indizi, non come previsioni.

In una PMI conviene sostituire il servizio clienti con l’AI?

Conviene automatizzare il primo livello: domande ricorrenti, stato degli ordini, orari, disponibilità. Il secondo livello, quello che richiede giudizio, resta alle persone, che dispongono così del tempo necessario per seguirlo con attenzione.

Basta dare Claude o ChatGPT ai dipendenti?

È utile, ma non basta per i compiti della classifica. Per quei compiti l’intelligenza artificiale deve essere collegata ai sistemi dell’azienda: gestionale, email, WhatsApp, calendario, documenti. Senza questo collegamento resta uno strumento per scrivere.

Da dove si comincia?

Da una misurazione: quante ore alla settimana sono impiegate a copiare dati da un sistema all’altro, e da chi. Tutte le altre decisioni partono da quel numero.

Fonti

Gratis · PDF

Guida all’AI per le PMI.

Da dove partire, cosa evitare, quanto costa e come misurare il ritorno. 32 pagine operative, con i numeri e le fonti, scritte per chi guida un'azienda.